UN GIUDICE  di F. De André – N. Pivani

 

La-                 Re-

Cosa vuol dire avere

Mi                      La

un metro e mezzo di statura,

                      Re-

ve lo rivelan gli occhi

        Sol             Do

e le battute della gente,

 

            Re-

o la curiosità

           Mi             Fa

di una ragazza irriverente

                    Re-

che si avvicina solo

             Sol             Do

per un suo dubbio impertinente:

                    Re-

vuole scoprir se è vero

           Mi                Fa               

quanto si dice intorno ai nani,

                      Re-

che siano i più forniti

          Sol              Do

della virtù meno apparente,

Re-               La-       

fra tutte le virtù

Mi              La-

la più indecente.

 

Passano gli anni, i mesi,

e se li conti anche i minuti,

è triste trovarsi adulti

senza essere cresciuti;

 

la maldicenza insiste,

batte la lingua sul tamburo

fino a dire che un nano

è una carogna di sicuro

 

perché ha il cuore toppo,

troppo vicino al buco del culo.

 

Fu nelle notti insonni

vegliate al lume del rancore

che preparai gli esami.

diventai procuratore

per imboccar la strada

che dalle panche d’una cattedrale

 

porta alla sacrestia

quindi alla cattedra d’un tribunale,

giudice finalmente,

arbitro in terra del bene e del male.

 

E allora la mia statura

non dispensò più buonumore

a chi alla sbarra in piedi

mi diceva Vostro Onore,

 

e di affidarli al boia

fu un piacere del tutto mio,

prima di genuflettermi

nell’ora dell’addio

non conoscendo affatto

la statura di Dio.